Categoria:

Arte

Data:

Giugno 2019

PROGETTO DI RESTAURO PER IL DIPINTO DI GIORGIO DE CHIRICO "CORSA DI QUADRIGHE" OLIO SU TELA

BREVE STORIA DELL’OPERA
Leoncé Rosemberg titolare della Galerie de l’Effort Moderne, in Rue de Baume a Parigi incarica nel 1927 De Chirico di realizzare undici pannelli decorativi a soggetto mitologico da collocare nel proprio appartamento a Parigi in Rue Longchamp.
Agli undici pannelli iniziali destinati alla sala da pranzo se ne aggiungono altri due – tra cui l’opera in oggetto – per decorare lo spazio sopra le porte di ingresso della sala. Il crollo della borsa di Wall Street, del 1929, porta al fallimento del collezionista e l’appartamento e gli altri suoi beni vengono battuti all’asta. L’opera dopo alterne vicende viene acquistata dallo Stato Italiano e collocata nella Pinacoteca di Brera nel 1999.
Nel periodo in cui De Chirico realizza questi pannelli il suo interesse e la sua ricerca lo portano a studiare le pratiche di preparazione dei colori di tipo artigianale come l’utilizzo dell’uovo come legante documentato nel Piccolo Trattato di Tecnica Pittorica pubblicato da De Chirico su richiesta dell’editore Scheiwiller. L’influsso di queste tecniche è evidente anche nella realizzazione di questo ciclo decorativo.

STATO DI CONSERVAZIONE
La superficie pittorica presenta diffuse e pronunciate deformazioni quali avvallamenti concavi, estroflessioni convesse, pieghe e raggrinzimenti perimetrali dovute a squilibri di tensione della tela originale (contrazioni e/o ad allentamenti del tessuto di supporto).
Solo dopo ulteriori indagini sarà possibile comprendere la causa di questi fenomeni e alterazioni e pianificare interventi mirati di risanamento conservativo. La storia conservativa dell’opera infatti non permette di avere indicazioni chiare degli interventi sull’opera prima dell’acquisizione da parte della Pinacoteca e quindi rimangono aperte le due ipotesi l’una sulla reattività della tela alle sollecitazioni ambientali e l’altra invece riguarda i fenomeni di alterazione dei materiali utilizzati nei precedenti restauri come il degrado dei consolidanti o adesivi di foderatura usati precedentemente. Quest’ultima sembra l’ipotesi più probabile ma solo il controllo dell’efficenza del telaio, date le significative dimensioni dell’opera, aiuterà a comprendere la corretta distribuzione delle tensioni e di conseguenza se necessario stabilizzare la struttura con interventi opportuni di rettifica.
Per quanto attiene la superficie pittorica gli interventi eseguiti a cura dei restauratori della Pinacoteca di Brera hanno messo in sicurezza l’opera che presenta sollevamenti e frammenti in pericolo di distacco associati alla formazione di piccole cadute di colore.
L’instabilità della materia pittorica è dovuta in parte alla sperimentazione tecnica condotta da De Chirico, ma soprattutto, si pensa, agli squilibri del supporto che reagiscono alle sollecitazioni meccaniche con conseguente formazione di nuove fratture e nuovi cretti.
Questo avvalora l’ipotesi precedente che solo un intervento di stabilizzazione della struttura possa consentire il risanamento e la conservazione futura.